Non gli sfuggo infatti. Arretro un po' sul terrazzo ma lui mi è addosso in un istante. Tenta di baciarmi, ha l'alito pesante. Una mano si infila nella mia camicia. Mi sta spogliando e io sono lì, rigida, a pensare alla serata che mi aspetta. Un pomeriggio perso, e le notizie per il pezzo ancora tutte da recuperare. Sarebbe comodo, tutto sommato, farsi fare qualcosa e poi chiedergli in cambio notizie. Almeno tornerei in redazione con il pezzo da scrivere già quasi pronto.
Sarebbe comodo, ma non sono io quella persona. Provo a divincolarmi. Lui mi tiene stretta, non bada ai miei sforzi per sfuggire alla sua presa. Forse pensa che si tratti di una tattica per eccitarlo di più perché mi sembra di sentir aumentare il numero di mani sul mio seno, e ho l'impressione di non aver più nulla addosso. Ci penso ancora un istante, poi uso la mia mossa speciale.
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giovedì 16 luglio 2009
domenica 12 luglio 2009
In nome dei lavoratori (settima puntata)
Innanzitutto mi allontano. Meglio inserire alcuni metri di distanza fra me e lui, e provare a uscire da questa situazione. La stanza è minuscola, posso avvicinarmi alla porta ma sembra scortese, in fondo non ha ancora fatto nulla e devo riuscire a ottenere le informazioni per scrivere l'articolo. Vado verso la finestra, non è una gran via di fuga, al massimo posso fare il giro del terrazzo con vista sui tetti di Roma, ma è meglio di nulla.
Gli chiedo di precisare meglio alcuni dettagli di uno dei suoi rari pezzi da collezione e ne approfitto per pensare. Considero la seconda soluzione, concedergli un rapido passaggio su di me, ma la scarto subito. Non se ne parla. Considero la terza soluzione, parlargliene. Sì, ci provo. E' un sindacalista, lunga militanza nella sinistra, il dibbbattito ci sta sempre bene, e poi potrebbe anche spegnere alcuni bollori.
Me ne sto lì, sotto la cornice della finestra, a fingere di ascoltarlo, quando mi rendo conto che sta avanzando di nuovo verso di me. Ha ancora l'occhio da pesce lesso. Lo sapevo che la finestra non era granché come soluzione, ora non so davvero dove andare per sfuggirgli.
Gli chiedo di precisare meglio alcuni dettagli di uno dei suoi rari pezzi da collezione e ne approfitto per pensare. Considero la seconda soluzione, concedergli un rapido passaggio su di me, ma la scarto subito. Non se ne parla. Considero la terza soluzione, parlargliene. Sì, ci provo. E' un sindacalista, lunga militanza nella sinistra, il dibbbattito ci sta sempre bene, e poi potrebbe anche spegnere alcuni bollori.
Me ne sto lì, sotto la cornice della finestra, a fingere di ascoltarlo, quando mi rendo conto che sta avanzando di nuovo verso di me. Ha ancora l'occhio da pesce lesso. Lo sapevo che la finestra non era granché come soluzione, ora non so davvero dove andare per sfuggirgli.
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martedì 7 luglio 2009
In nome dei lavoratori (sesta puntata)
Non so dove ho sbagliato. Dopo l'ennesimo pregiatissimo pezzo della sua collezione unica-al-mondo, guardo l'orologio in modo decisamente palese e improvviso il tono più gentile e ironico che ho in quel momento. Tornerò a trovarlo per sapere tutto del suo passatempo artistico, lo prometto, e prometto anche di studiare a casa e imparare le nozioni necessarie per apprezzare la collezione. Ora, però, è davvero tardi, ho poco tempo ormai.
Forse è proprio in questa frase il mio errore. Lo vedo assumere un'aria inequivocabile. Ho sempre trovato irresistibilmente comici gli uomini alle prese con la loro voglia di baciare una donna. In genere la osservano con un'espressione da pesce lesso. Finché vedo quello sguardo negli amici, negli ex o persino nei molestatori, mi viene da ridere e basta, Quando quel pomeriggio anche al grande Sindacalista viene l'occhio da pesce lesso mi viene da piangere.
E ora? Vado via sbattendo la porta e perdendo le notizie? Resto e gli concedo un passaggio molto rapido su di me? Provo a parlargliene?
Forse è proprio in questa frase il mio errore. Lo vedo assumere un'aria inequivocabile. Ho sempre trovato irresistibilmente comici gli uomini alle prese con la loro voglia di baciare una donna. In genere la osservano con un'espressione da pesce lesso. Finché vedo quello sguardo negli amici, negli ex o persino nei molestatori, mi viene da ridere e basta, Quando quel pomeriggio anche al grande Sindacalista viene l'occhio da pesce lesso mi viene da piangere.
E ora? Vado via sbattendo la porta e perdendo le notizie? Resto e gli concedo un passaggio molto rapido su di me? Provo a parlargliene?
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venerdì 3 luglio 2009
In nome dei lavoratori (quinta puntata)
Eravamo rimasti che ho preferito non dirvi quanto fosse basso o alto, ciccione o smilzo il grande Sindacalista. Siamo lì, nel suo buchetto con vista sui tetti di Roma in un radioso pomeriggio. Mi cinge la vita con il braccio e mi accompagna fuori. Ci sono uomini così. C'è chi mostra il video con Bush, qualcuno si serve della collezione di quadri antichi, altri della bellezza di un luogo. Ci sono donne con cui funziona. E altre che piuttosto si farebbero monache.
Il grande Sindacalista è trasversale anche in questo, oltre che in qualche sua collocazione politica. Si serve della bellezza del luogo. Mi mostra terrazze e palazzi nobiliari con aria orgogliosa e sicura. Sembra il padrone di ogni costruzione, da qui a piazza del Popolo. Poi, però, mi riaccompagna dentro. La sua mano è ancora intorno alla mia vita.
Nella stanza non poteva mancare una collezione unica e pregiatissima. Con parole da fine intenditore mi introduce alle caratteristiche di ogni pezzo. Guardo l'orologio. Devo andare in redazione a scrivere e devo ancora trovare il modo di farlo parlare della trattativa della sera prima. Provo a deviare il discorso dai suoi pregiati e inutili oggetti, ma lui prosegue. Inizio a essere un po' nervosa. E comunque se il suo è un modo per portarsi a letto una donna, mi sembra di una noia mortale.
Il grande Sindacalista è trasversale anche in questo, oltre che in qualche sua collocazione politica. Si serve della bellezza del luogo. Mi mostra terrazze e palazzi nobiliari con aria orgogliosa e sicura. Sembra il padrone di ogni costruzione, da qui a piazza del Popolo. Poi, però, mi riaccompagna dentro. La sua mano è ancora intorno alla mia vita.
Nella stanza non poteva mancare una collezione unica e pregiatissima. Con parole da fine intenditore mi introduce alle caratteristiche di ogni pezzo. Guardo l'orologio. Devo andare in redazione a scrivere e devo ancora trovare il modo di farlo parlare della trattativa della sera prima. Provo a deviare il discorso dai suoi pregiati e inutili oggetti, ma lui prosegue. Inizio a essere un po' nervosa. E comunque se il suo è un modo per portarsi a letto una donna, mi sembra di una noia mortale.
martedì 30 giugno 2009
In nome dei lavoratori (quarta puntata)
Lo so, manca una descrizione del grande Sindacalista. Mancano anche alcuni dettagli sulla passione di cui aveva riempito il suo buchino da 10mila euro al metro quadrato nel centro di Roma, e manca l'indirizzo. Una sola informazione di queste e tutti capireste di chi sto parlando. E quindi preferisco sorvolare.
Non sono Patrizia D'Addario: agli incontri con uomini politici, sindacalisti e potenti di vario tipo andavo per lavoro, non per ricattarli o incastrarli. Ad un certo punto ho capito che funzionava così più o meno per tutti e ho cambiato strategia, ma allora andavo disarmata e quindi se proprio volete individuare il nome del protagonista, accontentatevi di indovinarlo dai pochi indizi che vi lascerò.
Non sono Patrizia D'Addario: agli incontri con uomini politici, sindacalisti e potenti di vario tipo andavo per lavoro, non per ricattarli o incastrarli. Ad un certo punto ho capito che funzionava così più o meno per tutti e ho cambiato strategia, ma allora andavo disarmata e quindi se proprio volete individuare il nome del protagonista, accontentatevi di indovinarlo dai pochi indizi che vi lascerò.
venerdì 26 giugno 2009
In nome dei lavoratori (terza puntata)
Il portone si apre da solo davanti a me. Dal citofono viene fuori una voce: 'Appena entri a destra ci sono le scale. E' al quarto piano', ordina. Obbedisco. L'atrio è poco illuminato, le scale lo sono ancora meno. Non ho mai capito perché alcuni palazzi del centro di Roma siano così eleganti, fighetti e bui.
Sul pianerottolo del quarto piano un filo di luce mi guida a una porta socchiusa, il 'buchetto' del grande Sindacalista, una sessantina di metri quadrati, un'unica grande stanza invasa dagli oggetti della sua passione. Sono decine, di ogni colore e forma, di ogni materiale e dimensione. In un angolo un groviglio di fili, cavi elettrici e spine per alimentare fax, computer, stampante laser, impianto stereo, videoregistratore, televisore con schermo gigante.
Non esistono pareti, o comunque non se ne vede traccia, nascoste come sono. Non si scorge nemmeno lui, il grande Sindacalista. Dopo un po' sento la sua voce. Parla con qualcuno al telefono. Sullo schermo del televisore scorrono le immagini di un tg, la giornalista parla di un incidente, un operaio morto in un cantiere. 'Sì, mi sto recando lì, i lavoratori devono sapere che sono con loro'.
Quando mi vede interrompe di colpo la telefonata per venirmi incontro. 'Benvenuta nel mio buchetto...' Mi precede verso una scala di legno. In cima c'è un soppalco con una finestra che si apre su un terrazzo illuminato dal sole. Con un braccio mi cinge la vita e mi accompagna fuori.
Sul pianerottolo del quarto piano un filo di luce mi guida a una porta socchiusa, il 'buchetto' del grande Sindacalista, una sessantina di metri quadrati, un'unica grande stanza invasa dagli oggetti della sua passione. Sono decine, di ogni colore e forma, di ogni materiale e dimensione. In un angolo un groviglio di fili, cavi elettrici e spine per alimentare fax, computer, stampante laser, impianto stereo, videoregistratore, televisore con schermo gigante.
Non esistono pareti, o comunque non se ne vede traccia, nascoste come sono. Non si scorge nemmeno lui, il grande Sindacalista. Dopo un po' sento la sua voce. Parla con qualcuno al telefono. Sullo schermo del televisore scorrono le immagini di un tg, la giornalista parla di un incidente, un operaio morto in un cantiere. 'Sì, mi sto recando lì, i lavoratori devono sapere che sono con loro'.
Quando mi vede interrompe di colpo la telefonata per venirmi incontro. 'Benvenuta nel mio buchetto...' Mi precede verso una scala di legno. In cima c'è un soppalco con una finestra che si apre su un terrazzo illuminato dal sole. Con un braccio mi cinge la vita e mi accompagna fuori.
giovedì 25 giugno 2009
In nome dei lavoratori (seconda puntata)
Spingo a caso uno dei pulsanti. Una pernacchia metallica e poi un lungo silenzio. Provo un altro, un altro ancora. Li provo tutti. Otto pernacchie metalliche seguite da otto lunghi silenzi. Oggi sarebbe stato facile, avrei preso il telefonino e chiamato il grande Sindacalista per dirgli quello che pensavo del suo citofono. Quindici anni fa mi guardo intorno e vedo soltanto sarcinesche abbassate, portoni chiusi, auto parcheggiate.
Lancio un'occhiata implorante al cancello anodizzato, poi in alto all'edificio cinquecentesco molto elegante, cinque piani di caldi mattoni rossi. E lo vedo, le braccia comodamente appoggiate alla ringhiera di ferro del balcone, il grande Sindacalista si sta godendo lo spettacolo, il mio spettacolo.
'Da quanto tempo sei lì a prendermi in giro?', gli chiedo. Il grande Sindacalista non risponde, si limita a fare un gesto con la mano tesa. Il cancello si apre automaticamente su un vialetto. Lo seguo fino ad un altro portone di metallo anodizzato e un altro citofono senza nomi. Il 'vaff..' a quel punto mi viene proprio dal cuore.
Lancio un'occhiata implorante al cancello anodizzato, poi in alto all'edificio cinquecentesco molto elegante, cinque piani di caldi mattoni rossi. E lo vedo, le braccia comodamente appoggiate alla ringhiera di ferro del balcone, il grande Sindacalista si sta godendo lo spettacolo, il mio spettacolo.
'Da quanto tempo sei lì a prendermi in giro?', gli chiedo. Il grande Sindacalista non risponde, si limita a fare un gesto con la mano tesa. Il cancello si apre automaticamente su un vialetto. Lo seguo fino ad un altro portone di metallo anodizzato e un altro citofono senza nomi. Il 'vaff..' a quel punto mi viene proprio dal cuore.
mercoledì 24 giugno 2009
In nome dei lavoratori (prima puntata)
L'appuntamento è in una strada del centro di Roma, strada famosa, da appartamenti a 10 mila euro al metro quadro oggi, e diversi milioni alcuni anni fa, quando la frequenta anche il Sindacalista, il grande leader. Tra una riunione e l'altra, tra una trattativa e l'altra si rifugia lì, nel suo 'buchetto':tre stanze e accessori di proprietà di un ente, pagati a un prezzo di assoluto favore.
'Sono lì, vieni quando vuoi', mi dice un giorno mentre parliamo di una complessa questione di salari. 'Ti mostro le cose che faccio'. Perché oltre a essere un grande Sindacalista è anche un uomo pieno di passioni culturali e ci tiene a esibirle.
Arrivo nel primo pomeriggio. Saranno le quattro. Quello che non capisco proprio è perché vicino ad alcuni palazzi frequentati da personaggi un po' noti non ci sia mai il numero civico e soprattutto un nome sul citofono. Basterebbe anche un nome in codice, chessò 'Sono io' oppure 'Eccomi'. Invece, nulla, se non una fila di cartellini bianchi. I più simpatici sono due. Il primo ha scritto: 'Int. 3' e un altro in vena di lungaggini: 'Interno 5'.
'Sono lì, vieni quando vuoi', mi dice un giorno mentre parliamo di una complessa questione di salari. 'Ti mostro le cose che faccio'. Perché oltre a essere un grande Sindacalista è anche un uomo pieno di passioni culturali e ci tiene a esibirle.
Arrivo nel primo pomeriggio. Saranno le quattro. Quello che non capisco proprio è perché vicino ad alcuni palazzi frequentati da personaggi un po' noti non ci sia mai il numero civico e soprattutto un nome sul citofono. Basterebbe anche un nome in codice, chessò 'Sono io' oppure 'Eccomi'. Invece, nulla, se non una fila di cartellini bianchi. I più simpatici sono due. Il primo ha scritto: 'Int. 3' e un altro in vena di lungaggini: 'Interno 5'.
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